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Perché il miele non è vegano (e come sostituirlo)

Vegano o non vegano? Questo è il problema.

Esiste un ingrediente sul quale la maggior parte delle persone danno la risposta sbagliata.

Stiamo parlando del miele.

Credevi fosse un ingrediente vegano?

Invece no.

Il miele non è vegano.

E in questo articolo, ti spiego perché.

Nell’immaginario comune le api si spaccano la schiena per produrre il miele apposta per noi, per deliziare i nostri palati, ma non è così.

Il miele è un prodotto delle api per le api.

La raccolta da parte degli esseri umani causa gravi problemi alla loro salute, e non solo.

Di solito la scelta vegana viene fatta per motivi principalmente etici, per prendere una posizione netta contro la crudeltà nei confronti degli animali, e la raccolta del miele rientra proprio in questi casi.

Le api sono insetti con un sistema nervoso molto sviluppato. Questo vuol dire che provano dolore e di fatto nel processo di raccolta del miele vengono sottoposte a sofferenza fisica.

Ma facciamo un passo indietro e rispondiamo prima a una semplice domanda.

Che cos’è il miele?

Il miele è un alimento prodotto dalle api a partire dal nettare dei fiori e dalla melata. È l’unica fonte di cibo delle api e,  nel periodo invernale fornisce le sostanze nutritive essenziali per sopravvivere.

Per riempire lo stomaco (precisamente, un secondo stomaco separato in cui gli enzimi iniziano a rompere il nettare per ricavarne il miele) le api devono visitare anche fino a 1500 fiori.


I vegani chiamano il miele il “vomito delle api”.

Infatti l’ape ingoia il nettare, poi, una volta tornata all’alveare, lo rigetta e vi aggiunge enzimi tramite le proprie secrezioni digestive, e infine rigurgita questo miscuglio, che diventerà il cibo per le altre api.

Il nettare viene rigurgitato e masticato da tutte le altri api, per completare il processo di produzione del miele: l’intero alveare lavora duramente per garantirne a tutti i membri una quantità sufficiente.

Tieni conto che ogni ape produce una quantità di miele pari a un dodicesimo di cucchiaino, in tutta la sua vita!

Esistono centinaia di api diverse che impollinano numerose specie di piante diverse, ma esistono solo sette specie riconosciute di api da miele, che impollinano solo poche specie di piante.

Perché la raccolta di miele è una pratica non etica

Se hai sentito dire che la raccolta del miele fa bene alla popolazione delle api, sappi che si tratta di una grossa bugia, e ti spiego il perché.

Quando gli agricoltori prelevano il miele da un alveare, lo sostituiscono  con uno sciroppo di zucchero.

Questo è molto dannoso per la salute delle api, in quanto non fa parte della loro dieta naturale e non contiene le sostanze nutritive, i grassi e le vitamine essenziali presenti nel miele.

Per questo motivo vengono aggiunti allo sciroppo antibiotici come la tetraciclina e  terramicina, che però espongono le colonie selvatiche ad un maggior rischio di epidemie.

Così le api si ammazzano di lavoro per cercare di sostituire il miele che viene a mancare. Tutto questo ovviamente contribuisce a indebolirle fisicamente e accorcia la durata della vita.

Inoltre l’estrazione non riguarda solo il miele in eccesso: spesso viene “rubato” alle api tutto quello immagazzinato nel periodo estivo, costringendo le colonie a nutrirsi con lo sciroppo di zucchero per tutto l’inverno.

Come se non bastasse, per evitare che la colonia consumi il miele immagazzinato prima dell’inverno (che può superare i 25 chilogrammi) gli apicoltori distruggono gli alveari con metodi crudeli come lo scuotimento, getti d’aria e surriscaldamento, e acquistano una nuova colonia a fine inverno.

Soprattutto negli allevamenti commerciali viene praticata l’inseminazione artificiale dell’ape regina.

Come avviene questo procedimento?

Il maschio viene decapitato per provocare l’eccitazione sessuale: quando la testa viene staccata l’insetto riceve un impulso elettrico, da qui si ottiene lo sperma.

Dopo circa due anni, quando la capacità di deporre uova declina, l’ape regina viene uccisa e sostituita, perché a quel punto il mantenimento diventa economicamente svantaggioso.

 

Sottolineiamo che in natura possono vivere fino a 5 anni.

Tutto questo è causato dal fatto che quella del miele è un’industria, e come tale è orientata al profitto: tutto ciò che conta è il guadagno, il benessere delle api è solo un aspetto marginale.

Bisogna produrre e abbattere i costi.

Questo argomento è ancora oggi molto discusso e non è semplice orientarsi e farsi un’opinione corretta leggendo le fonti online.  

Quelle descritte sono pratiche reali, ma non tutti gli apicoltori si comportano allo stesso modo. A questo proposito si può leggere un’interessante intervista a Francesca Gobbo, titolare dell’azienda Miele Dal Cont, che alleva api dagli anni Settanta.

La verità è che nemmeno il più attento e appassionato degli apicoltori artigianali può fare a meno di calpestare e uccidere un elevato numero di api nel processo di verifica delle condizioni dell’alveare e di estrazione del miele.

Come sostituire il miele

Per fortuna, anche per questo ingrediente, la natura ci ha donato più di un’alternativa.

[Il consiglio è sempre quello di provare, sperimentare e trovare quello che fa per te]

Sciroppo di acero

un liquido denso che si ottiene bollendo la linfa dell’acero da zucchero. È ottimo come antiossidante e dimagrante. Utile anche per la gastrite.

Sciroppo di agave

ricco di calcio e sodio.

Miele di Tarassaco

si ottiene dalla macerazione e bollitura dei fiori del tarassaco, è molto simile al miele sia per dolcezza sia per densità.

Malto

si ottiene dalla macerazione dei chicchi di alcuni cereali, per esempio è molto noto quello di riso, utile contro la tosse e per i problemi intestinali; c’è poi quello d’orzo, che è un antiossidante; ancora il malto di mais, utile per la cistite; infine quello di frumento, che si usa per alleviare il gonfiore e il rossore oculare.

Un’indicazione molto importante per la preparazione dei dolci. Non farti ingannare dal colore e dalla consistenza: questi sciroppi dolcificano meno rispetto al miele.

Per fare questa sostituzione non basta aumentare il dolcificante, ma nella ricetta bisogna bilanciare nuovamente i liquidi e i solidi.

Per ottenere ottimi risultati e non fare confusione con le dosi è necessario conoscere nei dettagli le caratteristiche degli ingredienti e come si comportano nelle varie preparazioni.

Ti piacerebbe smetterla una volta per tutte di perderti in un mare di ricette online ed essere in grado di preparare in totale autonomia i tuoi dolci vegani, con la sicurezza che non sbaglierai le varie sostituzioni?

Questo è proprio l’obiettivo che ci siamo posti con la Scuola di Pasticceria: renderti autonoma dalle ricette online!

 

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